Giugno 2000

Perché un viaggio in Scandinavia e in Norvegia in particolare:
belle strade, traffico spesso quasi inesistente, paesaggi magnifici, 24 ore di luce al giorno, una terra selvaggia senza rischi con comodità e vantaggi del paese evoluto e civile.

Scopo del viaggio e periodo scelto:
nove giorni in moto lontano dalla solita vita, dal rumore, dal lavoro, dal traffico, dalle code, dalle città e da tutto quanto si fa ogni giorno, giorno dopo giorno.

Il viaggio inizia nel sud della Scandinavia, nel pieno della primavera; il traffico turistico è ancora praticamente assente, ma tutto è pronto per l’estate ormai vicina; i campeggi sono quasi tutti già aperti, può capitare di trovarsi a passare la notte unici ospiti di un piccolo sperduto camping; la notte del resto non esiste, l’intervallo buio si riduce fino a scomparire prima ancora di raggiungere il Circolo Polare e il lungo tramonto diviene alba e poi mattino. 

Viaggiare verso nord è come viaggiare a ritroso nel tempo fino a trovarsi in inverno; al ritorno di nuovo il mondo cambia: si parte un mattino immersi in un freddo paesaggio invernale e in serata è primavera. Non mancheranno certo le giornate di pioggia (a nord e in montagna potrebbe anche essere neve), ma basta un abbigliamento adatto e il problema non c’è: prima o poi tornerà un bel sole.


I protagonisti del viaggio:

BMW R 80 GS Basic
aprile 98, bianca, al secondo viaggio in Scandinavia, moto per chi ne ha avute già tante altre;
kilometri percorsi: inizio viaggio 14.924, fine viaggio 20.609 - Totale Km. 5.685.
Accessori BMW: Serbatoio 32 litri (tipo Parigi-Dakar), Contagiri, Orologio, Motovaligie, Portapacchi, Paracilindri, Stampella laterale, Cupolino, Paramani
Accessori generici: Filtro benzina, Borsino Roland sul manubrio, Borse Ortlieb su portapacchi e sella
Pneumatici: Michelin T66 tubeless (anteriore nuovo, posteriore [Radial X] con Km. 4.000).
Consumo medio: Carburante: litri 55 / 1.000 Km. Olio motore: litri 0,115 / 1.000 Km.


Paolo (gennaio 45, mototurista, dentista nella vita).

Giorno 1 - Danimarca e Svezia - Sabato 3 giugno 2000

Arrivo a Frederikshavn (Jutland, Dk) il mattino alle 5,30, piuttosto annoiato per il lungo viaggio in autostrada via Brennero, München, Nürnberg, Kassel, Hannover, Hamburg, Ålborg (1.830 kilometri in 24 ore di cui quasi 4 di soste per riposare, fare gasolio, mangiare qualcosa), reso ancor più barboso dai limiti di velocità e sorpasso imposti dal traino in Germania, dove tutti vanno sparati e io col rimorchio sono considerato come un autotreno.
Non vedo l’ora di salire in moto, tanto più che c’è un bellissimo sole e un’aria frizzantina ben diversa dal caldo che ho lasciato a casa.

Se avessi fatto il percorso in moto sarei molto più in forma dopo una notte passata in albergo, ma sarei almeno seicento chilometri più indietro, dato che non mi diverte viaggiare in moto col buio. Ottime le notizie del computer di bordo riguardanti il consumo della Audi che mi ha prestato mio figlio (A4 Avant 1.9 TDI 110 CV del 97, 90 mila kilometri percorsi): nonostante il traino, ha richiesto solo 5,4 litri di gasolio ogni cento kilometri a una media oraria netta di 96 kilometri, niente male.


Dopo aver depositato auto e carrello su un bel prato del camping mi dedico alla preparazione della moto: alzo di due decimi la pressione delle gomme, dato il salto di temperatura rispetto a casa e carico il bagaglio.
Alle nove, dopo essermi cambiato e aver regolarizzato la mia posizione col camping, mi dirigo verso il porto (a circa 2 kilometri) per l’imbarco per la Svezia, sperando di trovare un traghetto per Göteborg che parta prima del Sea Cat delle 12:50.

Sono tentato di imbarcarmi direttamente per Kristiansand (N) ad Hirtshals, a circa 40 Kilometri, e affrontare subito il bellissimo sud della Norvegia, ma trovo un imbarco per le 10 non riportato sull’orario che ho avuto da Agamare in Italia: è un traghetto veloce, con un’ottima caffetteria e possibilità di sonnecchiare al sole sul ponte su una sedia a sdraio; con 210 corone danesi in due ore sono a Göteborg (S).

Il doganiere non mi ferma, mi metto il casco e seguo le segnalazioni verso la strada 45. Alla prima stazione fuori città faccio il pieno di benzina: avevo lasciato il serbatoio semivuoto per rendere meno difficoltose le manovre di scarico della moto dal carrello, essendo solo.
Qui la verde Euro95 costa in media 10 corone (circa 500 lire più che a casa).

E’ disponibile anche benzina senza piombo a 97 e 98 ottano, per un prezzo superiore. La super con piombo 98, la più costosa, costa 11,50.
Superata Trollhättan, sulle sponde del Göta Kanal (collega Göteborg a Stoccolma superando i dislivelli mediante 58 chiuse), la strada 45 segue la sponda ovest del lago Vanern per oltre cento kilometri, per poi proseguire in direzione nord.
Poco prima di Karlstad sbaglio strada probabilmente a Torsby e, nel mio proseguire con la testa dedicata completamente alla guida, me ne rendo conto solo dopo circa un’ora.

Busso a una casa lungo la strada per chiedere la posizione, ricevendo una accoglienza più che gentile in perfetto italiano dalla graziosa padrona di casa.
Ritrovo la strada 62 a circa 30 kilometri dal confine norvegese, esattamente dove avevo deciso di essere, seppur prendendo la 62 stessa a Norra Ny, all’incrocio con la 45.


Per 170 corone al Camping Holjes mi sistemo in uno chalet con tre camere indipendenti, soggiorno e servizi in comune.


Dopo cena arriva una coppia di svedesi in viaggio da Stoccolma a Bergen; passano la serata cercando sassi lungo il fiume.
Al rientro lo svedese si presenta come geologo, e mi mostra uno ad uno i sassi che ha raccolto: a me sembrano tutti uguali, ma faccio volentieri due chiacchiere prima di andare a dormire.

Giorno 2 - Verso il Grande Nord - Domenica 4 giugno

Alle 7,30 sto per accendere il motore quando compaiono gli svedesi per salutarmi e fotografare la mia partenza (!); la giornata è splendida ma rigida: quando mi sono alzato la parte di sella in ombra era bianca di brina come se l’avessi tolta dal freezer.
Si alza dopo poco un vento gelido; ho sbagliato a non coprirmi meglio, ingannato dallo splendido sole. Prima di raffreddarmi troppo mi fermo in riva a un lago per cambiarmi: calzamaglia e sottotuta pesante al posto di quella in seta, interno antifreddo nei pantaloni e guanti invernali; non passa nessuno, il vento rinforza, riprendo la strada.
All’uscita di una curva un incontro emozionante: un alce sul ciglio della strada guarda come piego poi rientra tranquillo nel bosco.

Ho superato il confine norvegese, ora sono sulla 26, il paesaggio è un continuo variare fra foreste e laghetti, ma quello che più conta è che c’è il sole, la strada è bella e piena di bellissime curve e sono completamente solo.

Le rare case che vedo sembrerebbero disabitate, non fosse che per le auto parcheggiate e l’ordine perfetto dei giardini.
Alle 11 sono a Røros, dopo un centinaio di kilometri a Støren giro a destra sulla E6.
Alle 14,30 mi lascio alle spalle Trondheim, stranamente senza i problemi di traffico che da alcuni anni sono la regola, forse perché è domenica. Incontro moltissimi ciclisti in gruppo, attrezzati di tutto punto.
Superata Steinkjer mi becco i primi acquazzoni, ma il cielo cambia continuamente alternando acqua e sole parecchie volte.
A 20 kilometri da Trofors, alle 19,30, mi fermo in un camping dove sono primo ed unico ospite.
Mi sto togliendo il casco quando compare una signora, la quale per 350 corone mi dà uno chalet con bagno e televisione.


Poi se ne ritorna a piedi a casa, una piccola costruzione con giardinetto a circa 200 metri sull’altro lato della E6.


I continui mutamenti di tempo con acquazzoni alternati a ricomparse del sereno mi fanno apprezzare il tipo di abbigliamento scelto, adatto ad ogni stagione: fino ad alcuni anni fa usavo una sopratuta da pioggia scomoda da indossare e non traspirante.
L’unico ricordo dell’abbigliamento vecchio stile sono i copristivali, che utilizzerò fino a quando non comprerò degli stivali veramente a tenuta d’acqua; quelli che utilizzo attualmente (li uso da tre anni), peraltro ottimi, lo sono solo di nome.

In Norvegia la benzina costa dalle 10,50 alle 11,75 corone. Si trova ancora la super con piombo, anche se non in tutte le stazioni, al prezzo più alto.
La mia moto comunque accetta senza brontolare ogni genere di benzina e consuma veramente poco.

Giorno 3 - Lapponia Norvegese - Lunedì 5 giugno

Alle 7 sono già sulla moto.
Piove a tratti, piano, il cielo è grigio scuro, la strada è bagnata.
Supero sulla destra la strada 73 per Hattfjelldal, da dove si può riprendere la E6 a Korgen, ma con il cattivo tempo tanto vale mantenersi sulla E6.
Qualcuno che mi ha preceduto ha disseminato ogni curva di gasolio, fortunatamente me ne accorgo prima di rischiare una caduta.
Sul passo prima di Mosjoen nevica, ma si può proseguire senza problemi.
Basta salire a 300-400 metri per passare in pochi minuti dalla primavera all’inverno.
Dopo Mo I Rana inizia un tratto di montagna di oltre cento chilometri, attraverso il Saltfjellet Svartisen Nasjonalpark.
Al Circolo polare, dopo 78 kilometri, a oltre 650 metri di altitudine, un bel sole non riesce a vincere il freddo pungente che mi gela la punta delle dita.
Mi fermo sul piazzale antistante il bunker in cemento (Centro turistico del Circolo Polare) che da dieci anni ha rimpiazzato la piccola caratteristica costruzione in legno e pietra che si trovava sulla vecchia strada, un cinquecento metri più a ovest, oltre la ferrovia.

La mia FJ 1200 al Circolo Polare, con mio figlio per l'ultima volta passeggero alle soglie dei sedici anni e dalla agognata patente A (1988).

Entro per bere una cioccolata calda, la prima di una lunga serie, e per acquistare alcuni costosissimi adesivi per la mia moto e per quella di mio figlio.
Oltre alla caffetteria e al negozio di souvenir all’interno del bunker c’è anche una sala cinematografica per proiezioni sulla vita e la cultura della Norvegia del Nord.
Uscendo, parcheggiata di fianco alla mia trovo una GS 1150 nera con annesso tedesco che viaggia in solitario.
Mi dice che ha lasciato Narvik in mattinata con un bel sole, si informa sul mio itinerario, sul tempo che ho trovato a sud e mi saluta dirigendosi verso la caffetteria.

Un paesaggio desolato di gelide pietraie lunari emergenti da bianchissima neve, un cielo azzurro intenso solcato da enormi veloci nuvole bianche, un sole splendente che rincuora il centauro nella dura lotta contro il vento che contrasta il suo avanzare; un ciclista solitario carico di borse arranca in salita contro la furia del vento, superandolo ringrazio i miei due cilindroni di esserci, mentre ci scambiamo un cenno di saluto.
Scendendo verso Rognan comincia a piovere e pioverà a tratti, senza troppa convinzione, fino a sera.

Superata Fauske, da dove si può raggiungere Bodø tramite la strada 80, una settantina di kilometri dopo Krakmo prendo il traghetto Bognes-Skarberget (25 minuti) attraverso il Tysfjord (in questo fiordo verso metà ottobre fino a febbraio si possono vedere le orche marine), ma le bellissime montagne circostanti sono nascoste da uno spesso tappeto di nuvole grigie.


Montagne sulle sponde del Tysfjord, ramo del fiordo di Narvik (Ofotfjorden)
Lasciata Narvik la strada E6 percorre una zona di montagna dove a tratti entro nelle nuvole, con visibilità di pochi decimetri davanti al naso; procedo a bassa velocità, dispiaciuto di non poter godere della bellezza di questi luoghi e della magnificenza di queste curve.


In genere quando capito a Narvik verso sera procedo per poco più di100 kilometri fino a Buktamo, all’incrocio con la strada 855, dove c’è una caffetteria / pizzeria che affitta degli chalet completi di servizi, ma lo scorso anno mi sfilarono ben 650 corone per cui continuo


fino al Camping Takelv, 20 kilometri più oltre, dove per 250 Nok doccia calda compresa trovo una ottima sistemazione come unico ospite.



Giorno 4 - Capo Nord - Martedi 6 giugno

Alle 7,15 parto sotto una pioggerella fine che mi accompagna fino all’imbarco di Lyngseidet, dove ero passato lo scorso anno col sole venendo da Tromsø.
Ho scelto di percorrere la sponda ovest del Lyngen Fjord sulla strada 868, con obbligo di traghettare (risparmiando una quarantina di kilometri) per raggiungere Olderdalen, abbandonando temporaneamente la E6 che corre sulla sponda est.
Alle 9,50 sbarco e ritrovo la E6 che prosegue lungo la sponda del fiordo per 35 kilometri fino a Langslett, per poi costeggiare il Rejsa Fjord.

Qui uno splendido sole mi invita a una sosta per ammirare il paesaggio e di nuovo poco oltre nei pressi di Kvænangsfjell, con vista sul mare azzurro e sui ghiacciai verso nord da un’altezza di 400 metri (c’è anche un albergo, Gildetun, con ristorante, caffetteria e alcuni bungalow dove pernottai nel 93, allora avevo una TDM 850 nera ottima come motore e confort ma non eccezionale come cambio, specie nel seconda/terza).


Percorro poi l’interminabile Alta Fjord.
Alta sembra vicina, ma la strada segue sempre nuove insenature; sto attento ai limiti, memore della multa presa lo scorso anno: un salasso di 1.500 corone estorte tramite VISA con molta gentilezza e professionalità per aver superato di poche unità il limite di 50 all’uscita di un gruppetto di case, e il rischio di ritiro della patente e conseguente foglio di via (o galera?) se solo fossi andato appena più forte.
Per di più l’amico su Supertenerè che mi seguiva fu completamente ignorato: avevano puntato col loro aggeggio elettronico solo me che ero davanti.
In città mi fermo in una caffetteria con annesso grande magazzino nei pressi dell’aeroporto.

Dopo un lauto pranzo a base di uova, bacon e caffè bollente trovo del pesce fresco che mi porto via per la sera: nonostante lo splendido sole, fa talmente freddo che è come lo mettessi in frigo.
Percorro velocemente con un bel sole il tratto deserto fino a Skaidi (87 kilometri): questo tratto, asfalto a parte, mi ricorda il viaggio che feci nel 96 con mio figlio e le nostre XT 600 in Islanda, stessa assoluta solitudine, stessa sensazione di incredibile lontananza dalla vita di tutti i giorni.

Peccato che l’Islanda sia così scomoda da raggiungere: per risparmiare tempo spedimmo le moto via mare un mese prima e riuscimmo, in aereo Milano - Reikjavik e ritorno, a fare un magnifico giro di 12 giorni nell’interno dell’isola, guadi a decine, vento, freddo vero, neve, ghiacciai immensi ma a volte anche uno splendido sole, un godimento senza pari nonostante le tre cadute, tutte meritate, che mi dovetti beccare.


Lascio sulla sinistra la strada 94 per Hammerfest:

Hammerfest 1999
L’ho visitata lo scorso anno in una giornata bella quanto oggi; la rivedrò, spero, in un prossimo viaggio.
A Olderfjord (Russenes) lascio la E6. Percorro la bellissima E 69 a passo lento, anche per la presenza di numerose renne che si comportano da padrone della strada. Esco dal tunnel sull’ isola Mageroya. L’isola merita ampiamente una visita, con una puntata sulla strada 894 fino al mare, sulla costa occidentale.

La mia XJ900 - 1987
Anche la visita a Nordkapp merita, come punto di arrivo del lungo viaggio, anche se non si prova più l’emozione di venti anni fa, con la strada sterrata e il vecchio edificio molto meno futuristico di quello attuale.


Merita anche rivedere il film su schermo panoramico che mostra l’avvicendarsi delle stagioni sull’isola, con scene bellissime di luoghi non raggiungibili con la moto.
La soppressione del traghetto contribuisce a diminuire la sensazione di viaggio avventuroso, speravo veramente fosse rimasto un servizio, ma sapevo che non lo avrei più trovato.
Se non ho compagni di viaggio che per la prima volta sono al Capo e giustamente tengono a raggiungerlo e calpestarne la roccia (nel 97, con la mia Africa Twin in compagnia di un amico su Transalp al suo primo viaggio nel nord, da Honnigsvag prendemmo un taxi, data l’impraticabilità della strada per neve e ghiaccio), preferisco visitare i luoghi circostanti, sconosciuti ai più che subito ripartono di gran carriera verso sud.
La parte nord est della Norvegia fino al confine con la Russia merita una visita approfondita, con i suoi paesaggi sconfinati e la solitudine più completa.

Mi fermo per far benzina appena ripresa la E6 (ho fatto 540 kilometri dall’ ultimo pieno ma non ho dovuto ancora usare la riserva), e qui mi affianca una GS 1150 arancione che trasporta un giovane olandese solitario che vuole vedere la mia moto; contraccambio con interesse, soprattutto per vedere come ha sistemato il bagaglio: sul portapacchi al posto della sella del passeggero ha un magnifico borsone nero cilindrico, largo un metro con diametro di oltre mezzo metro, dello stesso materiale delle mie borse.

Appena possibile, a casa, mi attrezzerò con un nuovo borsone da sella per i viaggi senza moglie e con due borse più piccole da sistemare sulle valigie nel caso di un viaggio in due. L’olandese lamenta la scarsa capienza delle valigie della moto fornite come optional, giudica molto più capienti le mie (non credo abbia ragione), che io ritengo più che adeguate per viaggiare da solo.
Mi confida quanta nostalgia prova per il vecchio due valvole (non certo per la frenata!).
Gli racconto come un giorno partii da casa per comprare una GS 1100 e comprai invece la mia 800, influenzato da mio figlio che tre anni prima aveva preferito una GS 100 PD nera (uno degli ultimi esemplari nuovi venduti) al 1100 che volevo regalargli.

Venti kilometri prima di Lakselv mi fermo per la notte allo Stabbursdalen Camp, dove per 350 corone tramite VISA mi sistemo in un bellissimo chalet per quattro persone, con servizi e Tv.



La moto segna Km. 17.561 (percorsi 2.637), il livello olio è leggermente calato, la gomma posteriore comincia a dare segni di consumo consistente e soprattutto mal distribuito, con prevalenza al centro e sulla parte interna della tacchettatura del lato sinistro. La gomma anteriore è ancora pressochè perfetta.

Il pesce viene cucinato lesso (è merluzzo), condito con olio di oliva di casa, accompagnato da mayonese italiana.
Non si sa mai, comprando in loco mayonese e simili, che sapore abbiano nel momento cruciale.
La vita in moto e la mia cucina povera come varietà e con la mancanza assoluta di alcoolici sono molto più efficaci delle varie diete che promettono miracoli.

Giorno 5 - Lapponia Svedese - Mercoledì 7 giugno

Piove, parto alle 7,30; a Karasjok fa capolino un bel sole da uno squarcio azzurro nel cielo grigio-nero.
Prendo la strada 92 per Kautokeino, abbandonando definitivamente l’idea di andare a Kirkenes e al confine russo.

Mi ha influenzato negativamente la tv ieri sera con brutte previsioni per la zona di Kirkenes e tempo discreto verso sud, e già a Lakselv, 75 kilometri fa, sotto la pioggia ho girato di malavoglia a destra anziché proseguire sulla 98 verso Ifjord.
Verso est il tempo si mantiene orrendo, verso sud ovest c’è azzurro lontano in vista.

L’ultima volta che visitai la regione a est di NordKapp, con la mia Dominator rossa, ottima ma non all’altezza di una bicilindrica come erogazione nelle lunghe salite, accompagnato da mio figlio su XT 600, prendemmo tanta acqua che mi riproposi di tornare solo col sole e mantengo: alla prossima occasione.

La strada 92 mi piace particolarmente, passai già di qui nel 94 in solitario sulla mia Yamaha GTS 1000 verde, molto moderna e fatta per i lunghi viaggi, peccato fosse come di piombo nelle manovre da fermo e con scarsa autonomia; non vedo praticamente nessuno fino all’ incrocio con la 93, dove incontro una signora lappone magrissima e un po’ stagionata che fa jogging in solitudine e prendo a sinistra per Kautokeino.

Da qui, sempre con un bel sole, alla frontiera finlandese dove vengo fermato da un semaforo rosso: il poliziotto probabilmente ha solo voglia di fare due chiacchiere, guarda la mia targa, mi gira intorno e mi chiede conferma della mia appartenenza alla italica stirpe, tanto fortunata in quanto vive in belle città come Venezia e Firenze.
Gli dico che c’è anche Bologna, ma non la conosce.
I miei documenti non lo interessano minimamente e mi dà il permesso di ripartire solo dopo avermi fatto un vero interrogatorio sull’ itinerario.

Il percorso in Finlandia è limitato a poche decine di kilometri, entro in Svezia a Karesuando attraversando il fiume che segna il confine, e riprendo la strada 45 che avevo percorso a sud partendo da Göteborg.
Il sole tiene duro, anche se all’orizzonte si stanno organizzando nuvoloni minacciosi e il vento contrario rinforza sempre più.
Vedo alcune carcasse di renna ai lati della strada, già ridotte a scheletri, opera presumo dei Tir muniti di scudo frontale che ogni tanto capita di incrociare; nessun segno di frenata.

A Svappavaara dovrò decidere se continuare lungo la 45 fino ad Arvidsjaur e raggiungere Trofors in Norvegia via Sorsele (S), Tarnaby (S), Hattfjelldal (N), percorso molto bello in particolare nel tratto norvegese, o dirigere verso le isole Lofoten via Kiruna.
Mi fermo a Vittangi (S) per una veloce colazione a base di uova fritte e bacon, con un bel caffè doppio extralungo come conclusione.
Nei 27 kilometri che mi separano dal bivio il vento contrario sempre più violento e l’azzurro del cielo alla mia destra mi fanno decidere per le Lofoten, così giro a destra sulla E10.


Dopo Kiruna (S) inizia un lungo tratto in cui la bellezza dei paesaggi, la piacevolezza del tracciato e la solitudine più completa sono l’essenza pura del viaggio in moto.
Non percorrevo questo tratto dal lontano 1985, quando feci un bellissimo viaggio sulla mia Guzzi V65 (una moto che vendetti presto, arrivai a casa con la tuta e gli stivali completamente impregnati dall’olio che sputava da due condotti in gomma che servivano a raccogliere l’olio di ritorno dalla parte alta dei due cilindri, e ogni mattina era sempre più arrugginita, ma mi affezionai anche a lei; certo la 1000 SP che l’aveva preceduta era un’altra cosa); il piacere è lo stesso provato tanti anni fa.

Anche qui incontro parecchie renne, e ormai è quasi diventata un’abitudine vederle, ma quando mi imbatto in tre alci che se ne stanno belli tranquilli al lato destro della strada mi fermo illudendomi di riuscire a fare qualche bella foto; basta il rumore della lampo e del velcro per estrarre la macchina fotografica di tasca, o forse un mio movimento un po’ troppo brusco per farli sparire fra gli alberi e niente foto.

Ritorno a livello del mare poco a nord di Narvik, e ripercorro verso nord i pochi kilometri fino al bivio di Bjerkvik, dove lascio la E6 e riprendo a sinistra la E10 verso Lodingen, per poi prendere a destra sulla 83 fino ad Harstad, dove trovo una sistemazione nell’omonimo camping alle 19 per trecento corone; doccia, cinque corone, esclusa. I kilometri sono 18.364.


Questa sera pomodori verdi a fette con olio aceto e sale e una delle mie provvidenziali scatolette di carne.
Tengo di scorta gli ultimi 150 grammi di pasta italiana per tempi peggiori, e finisco con formaggio del luogo acquistato nel pomeriggio, molto gradevole.

Giorno 6 - Isole Lofoten - Giovedì 8 giugno

Alle 7,15 metto in moto, mi aspettano due traghetti in rapida successione.


Alle 8,45 a Melbu (3), in attesa del secondo, scopro con disappunto che non potrò sbarcare a Bodø perché dovrei aspettare il traghetto di domani; per di più comincia a piovere piuttosto forte, e continua così fino a Svolvær, impedendomi di godere della visione delle bellissime montagne circostanti che hanno le cime avvolte dalle nuvole.
Il traghetto per Skutvik parte alle 13,30 e mi resta il tempo per fare un po’ di acquisti.
Sono dispiaciuto per il brutto tempo, e non mi resta che ritornare con i ricordi all’84 quando venni, però in auto, accompagnato da mio padre e da mio figlio undicenne, e restammo qui per due bellissimi giorni pieni di sole.

Si parte da Svolvaer
Appena il traghetto si stacca da terra il tempo cambia repentinamente, permettendomi di ammirare la bellezza del paese circondato da montagne e di gustare la sosta che si fa nel porticciolo di Skrova, su un’isoletta di fronte a Svolvær.



Sbarco a Skutvik
Dopo lo sbarco a Skutvik riprendo la E6 a Ulsvåg, direzione sud: il fatto di ripercorrere la strada già fatta non mi disturba, vedo cose che mi erano sfuggite al primo passaggio, e comunque preferisco il variabilissimo paesaggio norvegese alla monotonia del paesaggio svedese, tutto foreste e rettilinei.

Pensavo di fare al ritorno il percorso Bodø -Trondheim sulla 80 e sulla17 anziché sulla E6, ma il tempo stringe e la maggior lunghezza del percorso e i sette traghetti che obbligatoriamente vanno presi su quell’itinerario non mi danno la certezza di farcela, occorrerebbe avere almeno un giorno in più a disposizione.
In una prossima occasione farò tale itinerario all’ andata, senza fretta.


Alle 19 mi fermo a Rognan, all’omonimo camping.
Faccio il numero telefonico scritto sulla porta chiusa della reception, mi risponde una allegra voce di donna che mi scambia per spagnolo e mi rassicura per quanto riguarda l’alloggio.
Dopo un attimo compare: l’aspetto rafforza l’impressione piacevole che mi aveva dato la voce.
Mi assegna uno chalet con servizi per 550 corone, non poco ma le vale tutte, specie se raffrontate alle 300 di Harstad.
In realtà è una vera e propria casa, con cucina, camera da letto, soggiorno con televisore con recezione via satellite.
La bella signora purtroppo se ne va, mi dedico alla moto che segna 18.729: le concedo un rabbocco di olio di 500 grammi dopo 3.790 kilometri di viaggio (ma in realtà dal cambio olio ne ha percorsi 4.350).


Stasera salame nero locale molto saporito, scatoletta di carne italiana, pomodori verdi a fette con olio d’oliva, aceto e sale: come cuoco sono certo un po’ limitato, ma mangerei qualsiasi cosa, ho veramente fame.
Manco da casa da una settimana ma la solitudine non mi pesa minimamente.
Un film poliziesco in lingua del posto con sottotitoli altrettanto incomprensibili, telegiornale, niente previsioni del tempo; dormo profondamente senza interruzione come se fossi tornato bambino.

Giorno 7 - Direzione Sud - Venerdì 9 giugno

Mi sveglio con la certezza che siano esattamente le 4 e mezzo, esco subito a guardare l’orologio della moto: proprio così, però piove!
Alle 6 meno dieci metto in moto, il freddo non scherza ma non piove più.


Poco dopo le 7, con un bel sole ma con un freddo bestiale mi fermo per la telefonata a casa del mattino al circolo polare, mantenendomi a distanza dagli unici due camper, tedeschi, i cui occupanti sicuramente ancora stanno sognando.
Sono a Grong verso le 13, c’è ancora il sole e un bellissimo cielo azzurro.
Ho mangiato carne, patatine, uova fritte, gelato e caffè a Namsskogan, 60 kilometri fa, in un locale frequentato da motociclisti norvegesi molto cordiali nonostante l’aspetto poco raccomandabile. Uscendo, un giovane svizzero su Honda CB 1100 nuda con tre enormi borse GiVi, diretto a nord: saluto, due chiacchiere mentre io mi rimetto il casco e lui se lo toglie.
A Trondheim il traffico come al solito è intenso.
La temperatura è salita di almeno 20 gradi, mi faccio trenta minuti di coda sotto il sole ancora vestito come al mattino.
La moto del norvegese dietro di me comincia a soffrire l’andatura a singhiozzo, si spegne ripetutamente, sento la ventola frullare senza interruzione.
La mia GS non fa una piega, tiene il minimo come un orologio.
Non uno dei molti motociclisti intrappolati approfitta della corsia libera sulla destra, sembra di essere a casa!
Mi adeguo, ma se solo uno osasse trasgredire lo imiterei di certo.

A Oppdal arrivo verso le 18, lascio la E6 per la 70, a destra, e dopo una trentina di kilometri trovo una splendida sistemazione per sole 200 corone in un bel campeggio, con un sole caldo, un magnifico cielo azzurro e tanta neve bianchissima poco distante, a poche decine di metri di quota.



C’è un discreto affollamento, è il fine settimana, molti raggiungono le loro caravan parcheggiate probabilmente fin dall’inverno, a giudicare dalle strutture fisse tipo preingressi e recinti in legno.
I servizi sono di lusso, puliti e arredati come in un albergo quattro stelle, un vero piacere.
I kilometri sono 19.506.

Giorno 8 - Fiordi, Troll, Diluvio - Sabato 10 giugno

Parto alle 7,15 verso Sunndalsøra.
All’uscita dalla cittadina, traffico zero, vengo fermato da due poliziotti in borghese su auto civile armati di due strani apparecchi tipo radiotelefono, muniti di beccuccio bianco in plastica lungo una ventina di centimetri.
Mi fermo obbediente facendo un veloce esame di coscienza: sono sicuro di essermi comportato più che bene.
Il poliziotto mi fa un lungo discorso in norvegese: capisco solo la parola "alkol" e allora mi costruisco in testa il senso del discorso: "Anche se sono le 8 di mattina vogliamo vedere se hai bevuto, motociclista italiano: questa cannetta non è un attrezzo per clistere come potresti aver pensato, devi invece prenderla in bocca e soffiarci dentro".
L’esame viene superato con lode: adesso ai poliziotti interessa sapere da dove vengo, dove vado e come va la mia moto: uno dei due dopo avermi chiesto se parlo tedesco, alla mia risposta di preferire il francese mi dice in inglese che la mia moto sicuramente ha un gran motore, visto lo stemma sul serbatoio; è forse un 4 valvole?
Rispondo che sì ha quattro valvole, ma in tutto; è quasi nuova ma è un modello non più in produzione.
Il poliziotto resta convinto che sia comunque un gran motore, ma intanto arriva una nuova cavia a quattro ruote ed entrambi mi salutano e mi lasciano libero.
Sarei curioso di sapere cosa avrebbero fatto se invece della lucina verde sull’aggeggio fosse comparsa la luce rossa, forse mi avrebbero arrestato.

Mentre faccio questi profondi ragionamenti con la gamba destra a penzoloni, passo con la ruota anteriore su un prodotto biologicamente puro, attaccaticcio e ancora fumante lasciato da una mucca indigena: questo contrattempo mi induce per prima cosa a immergere gli stivali nella limpida acqua del fiordo, e qui si crea un primo passaggio di acqua gelida verso le mie calze, e per seconda a non indossare i copristivali quando comincia a diluviare, poco dopo.
In pochi minuti i miei piedi sono immersi in una poltiglia di calzini fradici, riscaldata piacevolmente dai cilindroni.


Percorro sotto a un diluvio la strada dei Troll (Trollstigveg) verso Geiranger: mi sembra, in dimensioni ridotte, uno Stelvio lato Trafoi.
La strada sale fino a 852 metri, con 11 tornanti scavati nella roccia, ma per quanto riguarda le bellissime cime devo credere alla guida perchè sono invisibili sopra un compatto strato di nuvole scure.
Non ero mai passato di qua, dovrò tornare col sole il prossimo anno.
Prima di Geiranger la magnifica vista del fiordo laggiù oltre la nuvola sotto di me non riesce a farmi dimenticare che ho i piedi bagnati e che piove sempre più forte.

Arrivato a livello del mare lungo una ripida discesa, riprendo a risalire, affrontando numerosi tornanti: in 16 kilometri si sale di 1.000 metri.
Piove con tale violenza che non vedo la strada che porta in cima al monte Dalsnibba (a 1.496 metri, panorama meraviglioso secondo la guida, ultimo tratto a pedaggio).
Inutile cercare la strada, con il tempo che fa non vedrei nulla, dovrò per forza tornare il prossimo anno.
Urge cambio veloce di calze, che viene tempestivamente eseguito davanti al centro per turisti di Grotli (unico punto del viaggio in cui il cellulare risulta scoperto, sulla strada 15 verso Lom).
Sono stupito della mia elasticità, in tenuta di viaggio con giacca e casco (diluvia) eseguo il cambio di calze con una eleganza nel muovermi da non credere: la dieta sta facendo veramente effetto, però ho una fame bestiale.
Mi merito una bella colazione, scelgo una dose doppia di uova e bacon, tanto per cambiare, e caffè a fiumi.
Esco, indosso i copristivali e risalgo in moto sotto una pioggia battente che mi accompagna fino a Lom, dove c’è una delle più belle chiese in legno (Stavkirke, XI secolo) della Norvegia.


Svolto a destra sulla 55, mentre il tempo migliora improvvisamente.
Mi aspetta un percorso in quota, fino al punto più alto a 1434; conosco molto bene questo itinerario, stupendo in un giorno di sole per le belle cime bianche, magnifico in senso motociclistico anche in un giorno coperto.
Non piove ma la strada bagnata impone prudenza col gas, inoltre le muraglie di neve ai lati della strada sono crollate in più punti invadendo la carreggiata.
La lunga discesa è allietata da pioggia battente, che però cede al bello una volta a livello del mare.
A Sogndalsfjøra seguo la sponda del fiordo fino all’imbarco di Hella dove, giunto alle 17,01 vedo il traghetto per Vangsnes che si è appena staccato dall’ormeggio.


Dopo Vik la strada prende a salire, bellissimo il panorama dall’alto su Vik e sul fiordo appena attraversato.
Dopo un tratto in quota la strada scende e a Voss prendo la 13 verso Granvin.



Dato l’orario, sono le 19,30, al primo camping mi fermo: 280 corone, 10 corone per la doccia, uno chalet più che dignitoso.
La moto segna kilometri 20.147 (5.223 kilometri percorsi).


E’ l’ultima sera di campeggio con la moto, rendo onore alle rimanenze di pasta, olio d’oliva, scatolette di carne; acqua fresca a volontà.

Giorno 9 - Setesdal - Domenica 11 giugno

Il mattino successivo ritrovo le calze e gli stivali completamente asciutti, merito della stufa elettrica, ma appena a casa mi regalerò un paio di stivali nuovi.
Nello chalet vicino sono parcheggiate una Africa Twin identica a quella che avevo io prima della GS (era del ’95, colori Honda, quando l’ho rivista in vendita alla BMW dopo qualche mese che l’avevo ceduta stavo per ricomprarla, è stata di certo la moto più piacevole e completa che ho avuto) e una 600 L con un bellissimo serbatoio Acerbis pure con colori Honda.
Hanno targa tedesca ed entrambe sono equipaggiate con enormi valigie fisse in alluminio.
Lo stato delle gomme mi dice che loro, fortunelli, il viaggio lo hanno appena cominciato, se potessi li seguirei.


A Kvanndal salgo al volo sul traghetto per Utne, sbarcando alle 8.15.



Mi piace questo tratto che costeggia il fiordo (ramo dell’ Hardangerfjorden) fino a Odda sulla 550, lo preferisco a quello sull’altra sponda sulla 13, che oltretutto al mattino è tutto in ombra. Stamattina c’è un bel sole che mi permette di godere della vista delle cime bianche che mi circondano, e la temperatura è un piacere.

Latefoss
Dopo Odda si percorre un breve tratto dove si possono vedere due bellissime cascate, in questa stagione gonfie di acqua come non mai; superato il punto che 20 anni fa era segnato sulle carte come Steinaberg Bru, e oggi è riportato come Skarde, prendo la strada 11 sulla sinistra; subito si sale e si attraversano parecchi lunghi tunnel, in quota è freddo come al circolo polare, con la differenza che stamattina mi sono alleggerito in vista della traversata verso la Danimarca.

C’è comunque il sole e il panorama è di quelli per cui vale la pena venire fin qui, un susseguirsi di laghetti in parte bianchi per il ghiaccio coperto di neve e in parte di un blu intenso; poi la strada prende a scendere.
Ad Haukeligrend seduto al sole mi gusto l’ultima cioccolata calda del viaggio poi, ristabilito un livello di temperatura corporea sufficiente per sopravvivere, imbocco la strada 9 che mi porterà fino a Kristiansand.

Faccio quasi sempre questo percorso attraverso la vallata del Setesdal come addio alla Norvegia; vi capitai per caso nell’80 con auto, roulotte, moglie e bambini e penai la mia parte per come la strada era stretta e disagevole, ma delle strettoie di allora resta poco: è un tratto bellissimo sia come paesaggi sia dal punto di vista del motociclista.

Alle 13 sono a Evje, mangio arrosto di maiale con patate lesse, gustosa salsina e caffè nella caffetteria sulla piazza principale, insieme a un gruppo di simpatici motociclisti norvegesi che ho seguito negli ultimi cento kilometri; il loro abbigliamento è molto meno raffinato di quello cui siamo abituati noi, usano cose tipo noi dieci anni fa, con colori male assortiti; alcuni però hanno capi di marca italiana, anche se non recentissimi.
Anche le moto sono per lo più abbastanza datate, quasi tutte sportive quattro cilindri, con valige e borse: mi viene da pensare a come alla Raticosa, quando al sabato ci si ritrova davanti al bar, sono sempre in bella mostra moto nuovissime appena immatricolate, e nessuno ha mai visto una sportiva con attacchi per valige.
Qui su una quindicina di moto forse la più giovane è la mia, che ha superato i due anni di carriera.

Faccio con calma i restanti sessanta kilometri verso l’imbarco; la partenza è alle 17 con un traghetto veloce in cui non è possibile poter uscire all’aperto e la temperatura è a livelli africani.


Verso le 18,30 mi concedo una vera cena dopo tanti giorni di cucina mia: con un supplemento di 190 corone sulle 420 del biglietto passo nella classe lusso con mangiare a badilate: salmone, carne, frutta, dolci, gelato, caffè, tutti facciamo del nostro meglio per vuotare la cambusa, alcuni vikinghi di tutti i (3) sessi mangiano quantità veramente non umane ma i camerieri riforniscono instancabili il buffet con una velocità supersonica.

Sbarco alle 19,50 a Hirtshals, in un’ora a passo super-superlento sono al campeggio, il sole è ancora alto e il cielo è terso come da noi a volte il giorno dopo un temporale.


I kilometri sono 20.609; in tutto, stando al mio contachilometri che non è un mostro di precisione, ne ho percorsi 5.685.
Carico subito la moto sul carrello, il mio vicino di tenda si offre di aiutarmi ma voglio fare tutto da solo, mi basta che stia pronto ad intervenire in caso di necessità; poi monto la tenda, smetto l’abbigliamento da moto, una doccia e subito a dormire.

Giorno 10 - Rientro a casa - Lunedi 12 giugno

Alle 3 e 20 vengo svegliato dagli uccellini del campeggio che cinguettano a migliaia alla luce dell’alba, smonto subito la tenda caso mai gli girasse di piovere mentre faccio la doccia.
Alle 4 in punto sono in partenza; per colazione biscotti italiani (durante la guida) lasciati in macchina la settimana precedente.
Al Brennero è già quasi buio, l’aria di casa mi induce a piantarla finalmente con i limiti di velocità imposti dal traino e mi metto a guidare all’italiana: la scusa è che altrimenti mi addormento; il motore sembra girare molto più felice.
A mezzanotte e quaranta sono a casa, dopo essermi fermato in tutto il viaggio due volte per fare gasolio e per un gelato e un panino.
 
Mi resta martedì 13 (tengo sempre un giorno libero per imprevisti e per riabituarmi alla vita normale) per lavare la moto, riporre la roba e fare un giretto al Passo della Raticosa (tanto per non perdere l’esercizio e godere fino in fondo della capacità di guidare in scioltezza che si acquisisce dopo tanti chilometri e che tende purtroppo ad andarsene dopo qualche tempo).

Al rientro compro un nuovo paio di stivali (BMW Kalahari).

La gomma dietro è da buttare, se avessi fatto il viaggio tutto in moto con una gomma nuova comunque ce l’avrei fatta bene quella anteriore è quasi come nuova.

In serata ricevo la graditissima richiesta di mia moglie di accompagnarmi il prossimo anno, cui segue l’offerta da parte di mio figlio di concedermi la sua R 100 GS PD del 95 (che onore!), dato che secondo lui col passeggero qualche cavallo in più non guasta.
Sarebbe bello anche andare con la R 1100 RT che da un po’ medito di acquistare, dovrò anche prima vedere la R 1150 R che verrà presentata in autunno, ma comunque non venderò la mia 800 e probabilmente l’anno prossimo proprio lei dovrà portare mia moglie e me (festeggeremo i 111 anni di età in due e i 32 di matrimonio) fino al confine russo, a Grense Jakobselv e ritorno.
Il tempo per studiare l’itinerario non mi manca, quello per decidere la sistemazione ideale del bagaglio neppure.

Mercoledì 14 rientro così nella vita di tutti i giorni, però sarà bene pensare ai viaggi in moto dell’estate, autunno e inverno.